Il legno che si piega e si cuce
Alberto Martinuzzo ha il non-aplomb degli inventori un po' pazzi, genialoidi e sregolati, uno di quei tipi che se s'innamorano di un'idea non la mollano fin che non la concretizzano. Ai più il suo è un nome che dice poco (meglio e per essere onesti: niente). Epperò c'è del genio in questo trevigiano che agli studenti di Machina-Lonati Fashion and Design Institute si è presentato con strepitoso papillon di legno, cintura in legno, valigetta 48 ore in legno con dentro tovaglie ovviamente in legno. Martinuzzo è l'inventore di questo nuovo legno. O meglio, per usare le parole del professor Davide Gualeni, l'ideatore di questo materiale che è fatto da foglie sottilissime di legno (di qualsivoglia legno) accoppiato ad un materiale malleabile che lo fa diventare flessibile come un foglio di carta e adattabile ad ogni forma. "Un innovatore - ha detto Gualeni: che segna un prima e un dopo con benefici per tutti, in primis per l'ambiente. Una cintura in radica di noce può valerne una in coccodrillo? E si consideri che con una sola pianta di cinture ne ricavate 2500".  L'incontro a Machina - il primo di una serie con alcuni innovatori - è servito ad un tempo a presentare il nuovo materiale ad una platea di studenti che lavorano per un futuro nella moda oltre che a capire quale può essere il processo ideativo che porta ad una «scoperta», quale sia «la rabbia d'amore» - come ha ricordato Gualeni - che fa tener duro per conseguire un obiettivo.Per tanti aspetti, Martinuzzo è quanto di più old-style si possa immaginare. Nuovi materiali e tecnologie innovative oggi nascono in laboratori o in centri di ricerca. Ma Martinuzzo rinverdisce l'immagine dell'inventore fuori dagli schemi. Il trevigiano, che oggi dovrebbe avere suppergiù un 65 anni, sperimenta la fatica del lavorare a 10 anni. Quinta elementare in tasca e al lavoro in falegnameria. Da allora con il legno ci vive. Ed è nei primi anni '80 che comincia a pensare a questa idea del legno flessibile, qualcosa in più e di diverso del microlegno che i giapponesi s'inventano in quegli anni. L'intuizione e la sperimentazione decisiva arrivano alla fine degli Anni Ottanta: il legno flessibile si può fare. Ma servono capitali. Si arriva al Duemila dopo che Martinuzzo ha difeso nel frattempo il brevetto e aggirato insidie commerciali. Dieci anni fa fonda la sua società e il materiale comincia a diffondersi. L'architetto Renzo Piano lo usa per realizzare il rivestimento della volta a «guscio di armadillo» dell'auditorium S. Cecilia a Roma; Steven Hool ci ricava mobili per la Horm; la Momo ci riveste alcuni volanti; la Gucci sperimenta nuovi rivestimenti. Una borsetta in acero (molto chic) o una sciarpa in ciliegio (très chic). La storia finisce qui. Meglio: da qui inizia l'avventura imprenditoriale del Martinuzzo che - se le previsioni sono attendibili - farà fortuna. Naturalmente non tutto è stato detto. Il processo meccanico che sottostà all'invenzione è «segreto». E Martinuzzo se l'è tenuto - comprensibilmente - stretto.

Giornale di Brescia, 29 Gennaio 2011
 
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