Tomaso Galli "Serve manualità e studio attento dei fenomeni"

"Fare cose con le mani. Perché lo stile italiano passa soprattutto per questa capacità". È il messaggio-appello che ha lanciato ieri Tomaso Galli, consulente in comunicazione della maison Versace nel corso dell'incontro "Italian Style: dalla magia al business" ospitato all'istituto di design Machina. Ai giovani studenti, Galli ha raccontato della sua inusuale vita professionale, svelando i retroscena dell'affascinante industria della moda, sempre più bisognosa del "tocco artigianale". Ad accoglierlo i dirigenti di Machina e una nutrita rappresentanza istituzionale: "Cultura ed educazione sono le armi per vincere le sfide del futuro" hanno sottolineato gli assessori alla cultura del Comune e della Provincia di Brescia Andrea Arcai e Aristide Peli. Galli, forte della scorza dura dei genovesi e di 12 anni in Gucci e Prada, è un pioniere della comunicazione. Dapprima concentrato su quella più classica e convenzionale, oggi ammette di essersi sforzato parecchio per riuscire a stare al passo con i tempi e aprire per i suoi clienti nuovi canali comunicativi. Social network, blog, community. Galli ha voluto consigliare agli studenti di studiare bene i fenomeni prima di agire: "Sono tre i fattori che hanno cambiato il modo di proporre la moda - ha raccontato -. Il primo è il clima, che oggi non consente di utilizzare materiali che usavamo un tempo; il secondo è la globalizzazione, che impone di vendere prodotti in Paesi molto diversi fra loro per abitudini, stili di vita e necessità. Il terzo è il fenomeno Zara!". Galli ha spiegato come la catena spagnola (ma ce ne sono tante altre) abbia rivoluzionato il concetto di total-look: "Un tempo una griffe mirava a vestire un cliente da capo a piedi. Oggi non c'è nessuna remora ad abbinare un capo costoso ad uno più accessibile. Questo perché gruppi come Zara sono capaci di cogliere il meglio dall'alta moda, mettendolo sul mercato in fretta e a costi contenuti". Quello che offrono catene come questa è uno shopping "easy", che non ha nulla a che fare con il momento della scelta di un capo necessario, duraturo e di vera qualità.  Ma cosa rende speciale un oggetto, tanto da farlo diventare un simbolo? A quanto pare è l'idea che sta a monte. "Le idee sono il punto di arrivo di un processo mentale - ha spiegato -, proprio come lo è un'opera d'arte". Si è detto d'accordo Ettore Lonati, presidente della Fondazione che porta il suo cognome: "Le idee sono fondamentali, ma bisogna favorire un sistema che permetta ai nostri giovani di realizzarle concretamente". Ma a volte la burocrazia non aiuta.
Lo stesso Galli ammette che il mercato pesa molto nella determinazione di quali idee siano buone e quali cattive: "Spesso un'idea si concretizza se qualcuno ci investe". Un'implacabile legge di mercato, che con il titolo dell'incontro sembra avere poco a che vedere. "Anch'io quando iniziai nella moda ero scettico – ha dichiarato -, ma mi sono presto ricreduto. Il settore, pur essendo molto legato alle regole del mercato, riesce ancora ad affascinare, a creare qualcosa che di per sé sa emozionare. Certo è tutto molto cambiato: una volta le maison ruotavano attorno al genio-stilista, mentre oggi i fattori di successo sono molteplici".
Una cosa, per Galli, è certa: bisogna smetterla di guardare nel proprio orticello e ampliare gli orizzonti, senza paura di sbagliare o di ammettere l'errore: "A volte ammettere una debolezza ed essere pronti a correggerla è un punto di forza. Essere sicuri di sé è importante, ma senza dar l'idea di essere presuntuosi o invincibili".

BresciaOggi 2 Febbraio 2011

 
Documentazione